Sotto i server il pavimento deve assolvere a funzioni diverse: scaricare a terra l’elettricità statica, non lasciar depositare polvere, sostenere i carichi e tornare fruibile in fretta. Per coprire questa varietà di requisiti, IPM Italia ha progettato la linea di pavimentazioni in resina IPM VOLTEC, che comprende soluzioni calibrate dai 0,3 mm della verniciatura antistatica ai 7 mm del massetto epossidico.

Perché il pavimento di un data center è un asset critico

In un’infrastruttura che ospita server, storage e apparati di rete, il costo di un singolo componente danneggiato può superare di ordini di grandezza il risparmio ottenuto scegliendo un pavimento non adeguato. È questa la prospettiva da cui un progettista dovrebbe guardare alla pavimentazione di una sala dati: un componente passivo di protezione integrato nella gestione del rischio operativo.

Il pericolo, nel settore elettronico, è subdolo perché spesso invisibile. Bastano circa 300 volt per danneggiare un componente sensibile, mentre un operatore che cammina su una superficie non idonea può generare cariche fino a 3.000 volt. Il danno più insidioso, però, non è quello immediato: è il difetto latente, un componente che supera i test di fabbrica ma cede settimane o mesi dopo, una volta installato sul campo.

Contro il rischio elettrostatico, la superficie su cui si cammina ha un ruolo preciso. In un’area EPA (ESD Protected Area) la pavimentazione è la superficie collegata a terra di maggiore estensione e costituisce il principale percorso di scarico delle cariche elettrostatiche.

Su questo compito lavora la linea VOLTEC di IPM Italia: pavimentazioni in resina formulate per gestire il rischio elettrostatico negli ambienti EPA. La famiglia si articola in più sistemi, che cambiano per spessore, finitura e livello di protezione.

Quali sono i requisiti di una pavimentazione per data center

Prima di scegliere un sistema di pavimentazione adeguato alle criticità di un data center occorre leggere i requisiti dell’ambiente. I fattori in gioco sono diversi, e riconoscere quale pesa di più orienta la scelta. Ai requisiti tecnici si aggiunge l’identità estetica: tonalità selezionate e superfici curate migliorano la luminosità degli ambienti e la loro leggibilità.

Gestione dei fenomeni elettrici

Il requisito di partenza è la capacità di scaricare a terra le cariche elettrostatiche prima che diventino un problema per le apparecchiature o un pericolo per le persone. Le pavimentazioni IPM possono essere calibrate sull’intervallo di prestazioni previsto dalla norma, in funzione della sensibilità dei componenti trattati. La cornice normativa di riferimento per questi ambienti è la CEI EN 61340, che fornisce regole per gestire l’elettricità statica in ambienti industriali, definendo i metodi di prova per i materiali, i requisiti per le aree protette e i dispositivi di sicurezza per i lavoratori.

Controllo della polvere

In una sala dati la polvere comporta un rischio elettrico e un rischio di incendio. Depositandosi sulla superficie forma una patina isolante, che ostacola la dispersione delle cariche e fa decadere le prestazioni ESD della pavimentazione. La stessa polvere è anche infiammabile, soprattutto quella più fine che si accumula nelle intercapedini di ambienti saturi di componenti sotto tensione. Controllare la polvere significa, preservare la sicurezza elettrica e ridurre il rischio di incendio.

Prevenzione delle cadute

La sicurezza degli operatori impone un’attenzione specifica all’antiscivolo. Una pavimentazione perfettamente liscia, in presenza di liquidi — un piccolo sversamento, o l’attivazione delle misure antincendio — diventa scivolosa e pericolosa. È la ragione per cui il pavimento liscio, storicamente diffuso, sta lasciando spazio a finiture con un grip di sicurezza calibrato sull’ambiente. I sistemi della linea VOLTEC sono classificati sulla scala R della norma DIN 51130, con gradi che vanno da R9 fino a R11 per le aree che richiedono più tenuta.

Recupero di fondi ammalorati e tolleranza all’umidità

Molti interventi riguardano un edificio esistente. Qui due fattori diventano decisivi: la possibilità di riqualificare un supporto ammalorato senza demolirlo e la gestione dell’umidità di risalita, che può compromettere l’adesione del rivestimento.

I sistemi IPM Italia si applicano recuperando la superficie esistente, anche ammalorata, senza opere di demolizione. A posa conclusa il rientro in esercizio è rapido, in genere calpestabilità a 24 ore e carrabilità a 48 ore.

La gestione dell’umidità comincia prima della posa: la misurazione del grado di umidità del supporto fa parte del sopralluogo e determina la preparazione del sottofondo. IPM ha previsto la tolleranza all’umidità fin dalla formulazione dei cicli VOLTEC, essendo una condizione ricorrente sui supporti esistenti.

Aree sensibili o a bassa criticità: due esigenze diverse

Non tutti i data center pongono le stesse sfide, e la differenza dipende in primis dalla loro tipologia e potenza. Nei data center ad alta densità, dove i server operano spesso a vista, la protezione ESD del pavimento è un requisito primario: le scariche elettrostatiche possono causare malfunzionamenti, perdita di dati e danni ai componenti. Nelle strutture minori, dove gli apparati sono chiusi in armadi che scaricano a terra attraverso l’impianto elettrico, è spesso possibile evitare l’installazione di un pavimento antistatico dedicato. Tuttavia, questa scelta richiede comunque una gestione attenta della pulizia degli ambienti e l’adozione di precauzioni operative da parte del personale.

I sistemi IPM per il settore elettronico e i data center

La linea VOLTEC si compone di cinque sistemi principali, dal rivestimento pellicolare al massetto ad alto spessore. A questi si affiancano soluzioni antipolvere per le aree a minore criticità.

Come si costruisce la continuità elettrica

Le resine epossidiche, di per sé, non conducono, quindi la conducibilità di un pavimento in resina va costruita. In produzione, nel formulato vengono inserite particelle conduttive che rendono il rivestimento elettricamente continuo in tutto il suo spessore. In cantiere, il ciclo posato viene collegato ai punti di messa a terra dell’edificio. Una carica che raggiunge la superficie trova così un percorso continuo verso terra. Su questa architettura IPM Italia calibra il livello di prestazione che l’ambiente richiede, dai valori antistatici normati fino alle versioni conduttive formulate su richiesta.
Non va sottovalutato che la sicurezza elettrostatica dell’intera area è un risultato d’insieme, a cui concorrono, oltre al pavimento, ulteriori elementi come le calzature tecniche degli operatori, i banchi di lavoro e i dispositivi indossati durante la lavorazione.

IPM VOLTEC — spessore 0,3 mm

È il sistema più sottile della gamma: un rivestimento pellicolare applicato a rullo, con le caratteristiche di una verniciatura antistatica. Copre i valori di base dell’antistaticità e risponde alle esigenze che non arrivano a richiedere i cicli a spessore. Sul piano della sicurezza degli operatori, garantisce un livello base di resistenza antiscivolo, classificata R9.

IPM VOLTEC — spessore da 1,8 a 2 mm

Il multistrato antiscivolo si sta affermando come scelta d’elezione nei nuovi interventi. Alla prestazione antistatica unisce una finitura antisdrucciolo leggera, classificata R10, che protegge gli operatori anche in presenza di superficie bagnata. È la configurazione di riferimento per le sale ad alta densità con server a vista.

IPM VOLTEC Protecto — spessore 2,5 mm

L’autolivellante liscio è stato a lungo la scelta prevalente nell’elettronica e nelle sale operatorie, per la superficie continua e la facilità di igienizzazione. Oggi è in progressiva sostituzione: essendo perfettamente liscio e idrofobo, in presenza di liquidi diventa scivoloso. Resta una scelta valida dove non sussistono requisiti specifici di antiscivolo e nei casi in cui domina il requisito dell’igienizzabilità.

IPM VOLTEC Color — spessore > 2,5 mm

Il sistema industriale con caratteristiche decorative coniuga effetti cromatici raffinati e conformità AST/ESD. È quindi la soluzione ideale per ambienti che richiedono antistaticità unita a un’estetica di rappresentanza.
Sotto la finitura trasparente, le scaglie colorate generano l’effetto cromatico “sale e pepe”, che maschera graffi e sporco, oltre a donare un aspetto unico e originale. L’antisdrucciolo è disponibile in più livelli, fino al grado R11 dove serve.

IPM VOLTEC Blindo — spessore 7 mm

Quando il sottofondo è ammalorato, il massetto in malta epossidica ad alto spessore permette di ricostruire la quota su fondi degradati o con pendenze da correggere, mantenendo la continuità elettrica del sistema. Essendo infatti un sistema normato AST/ESD, il recupero del supporto e la prestazione antistatica si ottengono nello stesso ciclo. Sopra la ricostruzione, la superficie porta un antisdrucciolo classificato R10.

Le alternative antipolvere

Per i data center privati e le aree a criticità contenuta, dove il requisito prevalente è il controllo della polvere, IPM propone:

  • IPM Levelling, autolivellante per recuperare la planarità.
  • IPM Aquaperm Sealer, impregnante antipolvere, anche in versione idrodispersa.

Sono cicli che sigillano la superficie e riducono l’accumulo di polvere, che in questi ambienti è il fattore di rischio prevalente.

1.700 mq di pavimentazione antistatica in continuità operativa: Axel Elettronica

Chi è l’azienda. Axel Elettronica è una realtà della produzione elettronica che opera con tecnologie di assemblaggio SMT e THT, processi in cui la manipolazione di componenti millimetrici impone un controllo rigoroso delle cariche elettrostatiche.

La sfida. L’ambiente richiedeva proprietà antistatiche conformi agli standard AST/ESD, una superficie continua e priva di fughe per eliminare i ricettacoli di polvere, e la compatibilità con la direttiva RoHS, il tutto su un edificio esistente, da riqualificare senza interrompere la produzione.

L’intervento. È stato applicato il sistema IPM VOLTEC Color in colorazione RAL 7040 “Grigio Finestra” a effetto sale e pepe, su una superficie di 1.700 mq suddivisa in tre lotti, per garantire la piena continuità operativa dell’azienda.

Risultati. Sulla base delle misurazioni strumentali eseguite al termine della posa è stato rilasciato l’attestato di conducibilità, il documento che certifica la rispondenza del sistema ai parametri di resistività richiesti: per il committente è un risultato misurato e documentato.

Il metodo IPM Italia: una sola filiera per formulazione, posa e verifica

La scelta del sistema non nasce semplicemente da un catalogo. In IPM Italia la prescrizione arriva dopo un rilievo tecnico dell’area, in cui si verificano lo stato del sottofondo, le sollecitazioni e le esigenze presenti e future. Su quella base si costruisce il piano di intervento, studiato su misura con le soluzioni formulate nel laboratorio interno. La posa è affidata a squadre certificate sotto la supervisione di un direttore tecnico. Il pavimento mantiene poi le prestazioni nel tempo con una manutenzione regolare minima.

Su tutto pesa un fattore che in questi sistemi conta più che altrove: chi risponde del risultato. Un produttore che affida la posa a terzi garantisce il materiale in condizioni standard di applicazione. IPM Italia risponde invece del pacchetto finito e delle tolleranze reali di cantiere, che sono la variabile con cui si ottengono i valori di resistenza richiesti. A intervento concluso, le misurazioni dei tecnici IPM, eseguite con strumentazione costantemente calibrata, portano al rilascio dell’attestato di conducibilità del pavimento realmente eseguito. Dietro c’è una specializzazione di 45 anni nella chimica dei polimeri per l’industria.

Per definire il sistema più adatto a una specifica area è possibile coordinarsi con l’Ufficio Tecnico di IPM Italia per un sopralluogo dedicato.